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Architetto o Architetta?

Resoconto dell’Incontro indetto dall’Associazione Donne Architetto il 16/3/2017 a Milano.

                                                                                                            a cura di Silvia Aonzo

L’Incontro-dibattito tenutosi presso la sede dell’Ordine Professionale degli Architetti di Milano, organizzato insieme alla rivista Abitare e ad ADA, Associazione Donne Architetto, era dedicato al lavoro delle donne nel campo dell’architettura e del design.

Titolo del dibattito era proprio  “Architetto o Architetta?”. In occasione dell’uscita del numero 562 di Abitare ‘Women: progetti, azioni visioni’, l’incontro è stato un’occasione per approfondire i molteplici aspetti del tema, con il contributo di donne impegnate in vari ambiti: dalla professione alla comunicazione, dalle istituzioni all’insegnamento.

Nel mondo dell’architettura le donne sono protagoniste e autrici di progetti importanti e d’avanguardia. Sebbene nel corso degli anni siano stati fatti passi avanti per arrivare alle stesse opportunità dei colleghi maschi, c’è ancora parecchio da fare. A tutt’oggi i numeri ci dicono che le donne che esercitano la professione di architetto sono meno pagate dei colleghi ed hanno più difficoltà ad accedere ai livelli apicali delle carriere. Questo fatto ha spinto alcune donne milanesi a far nascere ADA con lo scopo di tutelare e valorizzare le professioniste, redigere la Carta Etica, portare alla luce tutte le problematica e far condividere agli Enti, Ministeri ed Ordini professionali proposte concrete volte ad  eliminare le discriminazioni.

Le statistiche dicono che nel nostro paese ci sono 2,5 architetti ogni 1000 abitanti (negli altri paesi europei solo 1 su 1000), le donne costituiscono il 42% degli iscritti/e agli Ordini, quasi la metà.

Al dibattito, moderato da Gisella Bassanini, Presidente ADA, hanno partecipato Valeria Bottelli, Presidente Ordine Architetti di Milano, Fulvia Fagotto e Cristina Bardelloni, membre di ADA, Diana De Marchi, Presidente Commissione Pari Opportunità e Diritti Civili del Comune di Milano, Silvia Botti, Direttora di Abitare, Paola Tavella, Giornalista e Scrittrice, Orsina Simona Pierini, docente del Politecnico di Milano. Erano inoltre presenti Giulia De Appolonia, Ludovica Di Falco e Alessandra Baldereschi, architette e designer, che avevano pubblicato contributi su Abitare.

L’8 Marzo la rivista esce con un articolo dedicato alle donne professioniste nell’architettura, nel quale spiccano una lunga serie di volti di personalità illustri, due per tutte Gae Aulenti e Zaha Hadid, annoverate già nell’elenco maschile delle Archistars.

Il lavoro delle donne progettiste si può definire innovatore e pionieristico, tanto nell”utilizzo di nuovi materiali e tecnologie e nel rispetto della sostenibilità in tutti i suoi aspetti, economica e anche sociale, quanto per la creatività nella sperimentazione di nuovi modi di organizzare il lavoro in cantiere; tutto ciò senza rinunciare alla massima attenzione agli aspetti qualitativi delle scelte. Alle donne architette vengono riconosciute grandi capacità di immaginare la trasformazione, l’occhio che fa vedere altre possibilità di utizzo a prescindere dalla scala dalla quale si guarda; particolare attenzione quindi alle potenzialità degli ambienti abitativi come dei territori. Anche nell’opera delle architette, come per le donne di altri settori, si ritrova maggiore sensibilità verso il recupero delle tradizioni, la qualità della vita, il rispetto del paesaggio.

Dalle interviste di Abitare scopriamo che le architette sono impiegate negli enti statali, nella Pubblica Amministrazione, nella scuola come insegnanti e che come libere professioniste non si occupano solo di progettazione di grandi strutture,  ristrutturazioni e restauro, ma anche di molte altre occupazioni, quali valorizzazione immobiliare, editoria, grafica, design, scenografia, costumi, cinema ed una varietà inimmaginabile di attività.

Le architette non vincolate ad orari hanno l’opportunità di modellare il tempo a seconda del periodo di vita che attraversano: quando dedicarsi prevalentemente al lavoro tecnico, quando invece all’attività di cura, alla famiglia, alla maternità o ad altro per sè. Progettare con creatività periodi liberi e periodi di occupazione lavorativa mette alla prova la vera ingegnosità.

Anche per le architette esiste il problema della remunerazione del proprio lavoro D’altronde la figura del professionista singolo, uomo o donna che sia, è in via di estinzione; le competenze necessarie oggi in un cantiere sono tali e tante da richiedere la nascita di sempre più studi associati al posto di quelli uninominali di tipo tradizionale. Le componenti di costo estranee alla progettazione sono sempre più consistenti (burocrazia, piani di sicurezza, ecc…) e quindi si assottiglia la remunerazione del lavoro di pianificazione con la conseguenza di un calo di valore e di immagine del lavoro dell’architetto/a. La presidente ADA Gisella Bassanini esprime comunque netta contrarietà alla proposta di ritornare ai minimi tariffari; sostiene che la nuova normativa e la globalizzazione hanno cambiato la visione del lavoro degli archittetti che in prospettiva dovranno considerarsi “professional practice” ovvero operatori professionali assimilabili ad una impresa. Su questo c’è un gap tra noi e l’Europa che occorre colmare, piuttosto che ritornare a vecchi modelli come il minimo tariffario per difendere la professione. Molto più proficuo valorizzare la professionalità, al pari di notai e commercialisti, imparando a compilare bene i preventivi affinché rispecchino oltre il costo, le qualità intrinseche ed il valore del lavoro. Le difficoltà non mancano sia con la committenza privata che con quella pubblica (con bandi di gara al ribasso anche dell’85%), ma è la sfida che questa professione deve affrontare nel momento storico dato. A questo proposito  ADA  sta redigendo un opuscolo atto a spiegare al committente cos’è un architetto, cosa aspettarsi, cosa chiedere, perchè esso rappresenta un buon investimento, di cosa si può occupare e che cosa compete invece ad altre professionalità. Visto che il panorama dell’applicazione della laurea è vasto, dal design alle ristrutturazioni, all’urbanistica, sia gli/le architetti/e che il pubblico devono capire che non esiste più la figura tuttofare di una volta.

Le architette, similmente alle donne impegnate in altre professioni, non amano l’autocelebrazione, il che per certi aspetti le penalizza ma in generale le avvantaggia, in quanto le mette più che gli uomini in sintonia con la storia. Ormai “è finita l’era delle Archistars”; dopo tante celebrazioni con film ed eventi, la loro figura sta perdendo appeal, come che dopo aver dato il massimo toccasse andare incontro  al declino e a seguire il riposo. E’ ora il tempo di un’altra generazione, di donne e di uomini.

Sempre dalle interviste apparse sul numero di Marzo di Abitare risulta che molte architette  “arrivate” sono disposte a dare possibilità alle giovani che dimostrino di volercela fare, ma non più nella logica tradizionale dell’apprendistato privato bensì in una inedita dimensione pubblica. La voglia di favorire le giovani non è certo esente dalla paura di avere a che fare con qualcosa di sconosciuto, l’altra, e con l’ambiguità insita nelle relazioni tra donne. Questione peraltro non  nuova che il pensiero femminile ha elaborato mettendo alla base della trasmissione generazionale tra donne, il riconoscimento dell’autorità dell’altra, il saper agire in disparità: insegnare ed accettare di imparare dall’altra, accettare di affidarsi a una donna per perseguire desideri e obiettivi.

Tra i molti stimoli suscitati dalla conferenza il più acuto rimane il desiderio di parlare delle nostre modalità di ripensare i rapporti tra le donne  per ‘architettare’ un simbolico che finalmente raffiguri un mondo migliore per tutti, il mondo che mettiamo alla luce noi, con il nostro corpo e con il nostro ingegno e che per tanto tempo ci ha viste escluse e forse per questo meno complici dei misfatti perpetrati a danno del patrimonio dell’umanità.

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8 commenti su “Architetto o Architetta?

  1. Eco-formazione
    2 aprile 2017

    Grazie Silvia dell’approfondito lavoro di aggiornamento delle informazioni.

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  2. laura minguzzi
    2 aprile 2017

    Complimenti Silvia! Non sono architetta ma amo la città di Milano. Uno dei motivi: la sua ricca genealogia di donne anche architette che fanno tanto altro, esempio Stefania Giannotti, cuoca di prima qualità del gruppo relazionale di Estia, attivo al Circolo della rosa e con me nel G7, il Laboratorio per la città del primum vivere, abbreviato LabMi, nato l’anno scorso alla Libreria delle donne di Milano dopo una fase preliminare di progettazione di tre anni.

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  3. Silvia
    3 aprile 2017

    Grazie per l’attenzione e scusate per il ritardo della risposta, ero fuori. Nel mondo dell’architettura c’è grande fermento, le prime a muoversi in via pubblica sono come spesso accade, le donne della Libreria delle Donne di MI che hanno addirittura aperto un laboratorio permanente sull’argomento. Laura tu ne sai tanto visto che ne hai costituito il gruppo fondativo. Bene. Dalla conferenza del 16.03.2017 emerge il concetto della “sottrazione di consenso” che mi sembra interessante. Però ancora dovremo aspettare perchè cambi davvero il paesaggio nei fatti, proprio oggi ho sentito in radio dell’approvazione del Crescent2 qui a Savona presso la Regione Liguria, un complesso residenziale sul mare. Peccato.
    Grazie, Ciao

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  4. Elisa Traverso Lacchini
    14 aprile 2017

    Grazie Silvia, il tuo articolo è bellissimo! Io, come ben sai non sono architetto o architetta.. ma ho sempre apprezzato coloro che esercitano questa professione. mio fratello, più giovane di me di tre anni, è architetto. Complimenti, scrivi benissimo con competenza, eleganza e lucidità. Sei veramente “grande!!”

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  5. Silvia
    19 aprile 2017

    Grazie Elisa anche io ti stimo molto come artista e anche come donna. Le tue regine parlano molto di tutte noi. Il tuo è un messaggio di regalità che si sa estendere a tutte le donne, chi si sente già regina trova conferma, e chi invece non lo si sente ancora, troverà la sua corona guardando gli occhi che travalicano la tela. Il saper dire tramite l’arte ti rende il merito della levatrice. Un grande abbraccio

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  6. Francesca Perani
    28 aprile 2017

    Grazie per l’articolo davvero completo, durante questo evento avevo pubblicamente denunciato anche lo squilibrio delle giurie quasi completamente al maschile. Mi permetto di lasciare un aggiornamento importante, A bergamo da delibera del 15 marzo e’ possibile richiedere il timbro ARCHITETTA!
    vi lascio il link dell’articolo.
    http://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/17_aprile_26/architetta-vinta-battaglia-fb0d24b6-2a4a-11e7-aac7-9deed828925b.shtml

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  7. Silvia
    29 aprile 2017

    Salve Francesca, grazie per la importante precisazione, e complimenti. Per quanto riguarda l’articolo sul corriere, se mi consenti, invio link al mio ordine professionale, e a quello di genova in modo da segnalare l’importante traguardo. Non perdiamoci di vista, se vorrai essere informata sulle nostra iniziative basta che ti registri alla newletter del nostra blog. Ci farebbe molto piacere. Un caro saluto. Silvia Aonzo

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  8. Pingback: Architetto, Architetta: che ogni professionista scelga | Irriverender by Arch. Bonnì

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Questa voce è stata pubblicata il 2 aprile 2017 da in donne con tag , , .
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